La leader della destra francese Marine Le Pen condannata a quattro anni per appropriazione indebita e dichiarata ineleggibile per cinque anni, una sentenza che agita la Francia a due anni dalle elezioni del 2027
Episodio clamoroso in Francia, sconvolta da quello che si annuncia come un clamoroso terremoto politico. La leader della destra in Francia Marine Le Pen esce condannata da un processo che la rende di fatto ineleggibile in vista delle presidenziali del 2027.

Una condanna quella di Marine Le Pen che segna uno dei punti più alti di tensione nella politica francese contemporanea. La leader del Rassemblement National viene colpita da una sentenza che potrebbe metterla fuori gioco: quattro anni di carcere, di cui due sospesi, ma soprattutto cinque anni di ineleggibilità alle cariche politiche.
La condanna di Marine Le Pen
Una decisione quella del tribunale di Parigi che ha suscitato reazioni forti, dentro e fuori la Francia, tra accuse di giustizia politicizzata e difese a oltranza dello Stato di diritto.
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Le Pen, che ha lasciato l’aula prima della lettura completa della sentenza, non accetta la condanna. E denuncia una “decisione di giustizia politica” che la colpisce come principale favorita alle prossime elezioni presidenziali. La leader della destra intanto ribadisce che non chiederà la grazia e che non ha nemmeno intenzione di ritirarsi dalla vita pubblica. Anzi, fa sapere di voler combattere fino alla fine.
La sentenza su Marine Le Pen
Il tribunale di Parigi ha inflitto a Marine Le Pen una pena di quattro anni di reclusione, dei quali due sospesi con la condizionale e due da scontare con braccialetto elettronico. A questa si aggiunge una multa di 100 mila euro e, soprattutto, la pena accessoria dell’ineleggibilità per cinque anni, con effetto immediato. La sentenza riguarda l’inchiesta sugli impieghi fittizi al Parlamento europeo, che ha coinvolto anche altri 23 imputati, tra cui otto ex eurodeputati e dodici assistenti parlamentari.
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Secondo i giudici, tra il 2004 e il 2016, Marine Le Pen e altri membri del Rassemblement National avrebbero usato fondi europei per pagare collaboratori che non lavoravano a Strasburgo o Bruxelles, ma in Francia e per attività legate al partito. “Un sistema di appropriazione indebita” ha dichiarato la presidente del tribunale Bénédicte de Perthuis, con un danno stimato in 2,9 milioni di euro per il Parlamento europeo. Alla sola Le Pen viene contestata una cifra pari a 474 mila euro.
Marine Le Pen: “Non mi ritiro, farò ricorso”
“Non ho nulla da rimproverarmi” – ha dichiarato Le Pen in un’intervista televisiva a TF1 poco dopo l’ufficializzazione della sentenza ribadendo la sua intenzione di presentare ricorso. “La grazia si applica a una decisione definitiva, io confido nella corte d’appello per ristabilire la verità – e ancora – il giudice ha deciso che io non potrò partecipare all’elezione presidenziale. Io, la favorita, che rappresento milioni di francesi. Ma non chiederò la grazia e continuerò la mia battaglia politica”.
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Secondo la leader del Rassemblement National, la condanna ha un valore più simbolico che giudiziario: “È una sentenza politica, costruita per eliminarmi. Ma non mollo”. Le Pen ha lasciato l’aula visibilmente contrariata, mentre la giudice stava ancora leggendo le motivazioni della sentenza. La sua posizione resta ferma: “Combatterò fino alla fine”.
Le reazioni in Francia e in Europa
La condanna ha immediatamente innescato reazioni a catena nella politica francese ed europea. Eric Ciotti, leader dei Repubblicani e alleato strategico di Le Pen, si è chiesto se la Francia sia ancora una democrazia. Anche Eric Zemmour, rivale all’estrema destra, ha espresso preoccupazione: “Non spetta ai giudici decidere chi può candidarsi. Tutto deve cambiare”.
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Jordan Bardella, presidente del RN, ha espresso “solidarietà totale” alla leader: “Questa decisione rappresenta un attacco alla volontà popolare”. Dall’estero, Viktor Orbán e Geert Wilders hanno parlato di una “persecuzione politica”. Matteo Salvini ha definito la condanna “una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles”, nonostante si tratti di una sentenza della giustizia francese.

Le accuse e il sistema dei contratti fittizi
L’inchiesta parte nel 2016, ma è nel 2014 che il Parlamento europeo segnala i primi sospetti. Il sistema, nato secondo i giudici già sotto la guida di Jean-Marie Le Pen, sarebbe stato proseguito da Marine Le Pen dopo il 2011. Gli assistenti parlamentari pagati da Strasburgo in realtà operavano in Francia per il partito, senza alcun incarico ufficiale presso l’UE.
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“Tutte queste persone lavoravano per il partito, senza un mandato preciso, passando da un deputato all’altro. Non si trattava di condividere il lavoro, ma di sfruttare risorse economiche percepite indebitamente…”, ha dichiarato la giudice de Perthuis. Il partito, nel frattempo, è stato condannato a pagare due milioni di euro di multa, di cui uno effettivamente da versare, mentre l’altro sarà coperto dalla confisca di beni già sequestrati.
Marie Le Pen: le prospettive per il 2027
La condanna all’ineleggibilità invece è esecutiva sin da subito. Anche presentando appello, Le Pen non può candidarsi finché la sentenza non verrà ribaltata. Con le elezioni del 2027 alle porte, servirà un’accelerazione inusuale dei tempi processuali per consentirle di partecipare.
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“Jordan Bardella ha la capacità per essere presidente della Repubblica” ha affermato Le Pen, lasciando intendere che proprio il 29enne potrebbe essere lui il candidato del partito. Ma la leader continua a sostenere di voler proseguire la sua corsa: “Il mio progetto politico non si ferma, è condiviso da milioni di francesi”.
Un verdetto che divide
La presidente del tribunale ha parlato di “turbativa dell’ordine pubblico” e ha difeso l’esecuzione immediata della pena accessoria: “È giusto che anche i rappresentanti eletti siano soggetti alla legge”. Ma non tutti concordano. Persino Jean-Luc Mélenchon, leader di sinistra della France Insoumise, ha definito “inaccettabile” la scelta di impedire la candidatura prima del giudizio definitivo: “Il popolo deve essere l’unico a decidere chi può essere eletto”.
Il dibattito resta aperto. Le Pen, intanto, non si ritira. Il suo avvocato ha già depositato appello. Il prossimo round si gioca in tribunale. Ma anche nell’arena politica.